Dittologie Congelate

Ho avuto già il privilegio (e l’onore) di scrivere su questo interessante artista allorquando ho ricevuto il suo primo libro: “Poetica coazione” con il quale il giovane Autore, in punta di piedi ma con tanta decisione, si affacciava in questo mondo letterario a dir poco frastagliato, contraddittorio e spesso terreno di “ciarlatani” che strombazzano le loro opere per niente interessanti e quanto mai inutili. E a causa di questo “caos” proporsi come “poeta” diventa una avventura faticosa soprattutto per i molti veri “poeti” come io ho da subito considerato l’amico Federico che ho conosciuto personal- mente ricevendo un’ottima impressione.
Questa “conoscenza” mi ha dato l’opportunità di apprezzare l’uomo e il poeta, binomio imprescindibile senza il quale ogni considerazione diventa esaltazione fatua per non dire controproducente. Forse prima di valorizzare, appunto, il poeta occorre scrivere qualche pensiero sull’uomo che dimostra una sana consapevolezza del ruolo che oggi rappresenta e con quella sua umanità (frammista a sensibilità e coesione di pensiero) viene ad imporsi con i suoi versi che sono lo specchio della sua anima, della sua correttezza intellettuale, della sua affascinante proposizione dialettica che poi diventa poesia, volendo sottolineare che questo termine per il nostro Amico assume un connotato particolare considerando, di conseguenza, la sua produzione letteraria poetica che pur con due libri, può fregiarsi dell’ambito titolo di “poeta” e nessuno a questo punto può nutrire alcun dubbio.
Rubo e trascrivo un acuto pensiero di Benedetto Croce che così ha scritto:
“Il giudizio della poesia ha un’unica indivisibile categoria, quella delle bellezza, e, secondo essa, denomina le opere, che la fantasia rievoca, “belle” o “brutte”, e le discerne in “fiaccamente o poeti-camente belle”, e in “letteralmente belle”, e queste ultime discerne, secondo il vario contenuto sentimentale, intellettuale o volitivo che esse rivestono di bella forma, in opere di effusione, di prosa o didascalica, di oratoria, di letteratura amena e di arte per l’arte.
Questo preambolo per insistere sul concetto (espresso anche da autorevoli saggisti quali il prof. Mula ed il prof. Testa che sono intervenuti direttamente scrivendo sul testo poetico di Li Calzi, oggetto del presente mio intervento) che ci si trova ad analizzare l’opera poetica dell’amico che mediante il suo verso lucido, pur accattivante, pur profondo, pur tenace, siamo piacevolmente “costretti” ad analizzare l’uomo artefice principale di ogni azione, pensiero, idea, ecc.
Un vero uomo altro non può offrire che “opere” complete, interessanti, accattivanti e suffragato da questa incontrastata consapevolezza e realtà si afferma che l’opera di Li Calzi altro non è che la sua identità intrisa prima di tutto di umanità e poi corredata da “arte per l’arte”. Ho già detto scrivendo a proposito del primo volume:
“La connotazione poetica si avvale di una caratura umana ed intellettuale con aggrovigliati sentimenti, di passione, di vita, di morte, espressioni di un mondo interiore che l’artista utilizza in forme espressive liriche di notevole pregio…”.

Tale concetto può essere ripetuto parlando del secondo libro di Li Calzi che tanto successo ha già riscosso e alle molte presentazioni che sono state effettuate di fronte ad un pubblico attento e con la presenza di autorevoli uomini di cultura, due dei quali già citati.
In questo secondo libro, come evidenziato nella svariate occasioni, è dimostrata la maturità del poeta che mette a nudo il suo mondo interiore che si avvale di esperienze passate con proiezioni verso il futuro. Uno spaccato interessante sulle condizioni del mondo che ci circonda, sul tempo fuggevole, sui sogni che quasi sempre non si realizzano: il tutto condensato, profondo e mi si consenta aggiun-gere, con una soffusa malinconia che stigmatizza la sofferenza vissuta dall’uomo che sa trasferire nelle sue poesie le quali alla fine vengono a costituire quel connubio cui si faceva già riferimento.
La costruzione poetica, nella sua complessità, diventa un passaggio obbligato nel quale l’umanità s’incammina e per comprendere questa mia personale proposizione, mi piace citare qualche verso significativo di Li Calzi contenuto nel testo:
Abituerai la mente al mondo, / cambierai le tue abitudini, / vedrai il tuo volto trasfigurto / allo specchio ogni giorno. /.
Analizzando l’insieme dei due testi, si può arrivare a concludere (auspicando nel tempo altre produzioni) che il nuovo libro racchiude “un sofisticato flusso di pensieri traghettato da un’Io poetico e pal- pitante”.
Considerazione che racchiude nella sintesi la profondità del pensiero poetico che si accompagna ad una determinazione di vita dove sono incuneati gli elementi cardini che supportano il quotidia- no che a sua volta diventa il sogno, l’utopia, l’anelito ed anche la realtà dell’uomo che continuamente è costretto, dalle circostanze della vita, a specchiarsi e riconoscersi per evitare di non identificar- si più irretito dal convulso modo di vita che lo circonda.
E a questo punto emerge quella speranza inevitabile che viene a compendiare tutta la poetica in quanto il barlume riesce a dare quella giusta spinta causa ed effetto per andare avanti. Una concezione “cristiana” (in tutte le sue accezioni) pronta a creare quel momento di catarsi senza il quale la distinzione tra mondo umano ed animale sarebbe poco leggibile e difficilmente identificabile.
Tale peculiarità rende la costruzione poetica, in tutta la sua com-plessità psicologica quanto umana, elemento di verifica e supporto capace di entrare in profondità o alzarsi verso vette slanciatesi verso il cielo non avvertendo alcun senso di schiacciamento o di sbandamento, ma anzi sentendo quella frescura interiore capace di rimettere in moto un processo vivificato che porta alla vita, che avvicina all’altro e quindi atto a creare un anello indissolubile di appartenenza allo stesso mondo.
Sono tutte condizioni essenziali perché la poesia, quale espressione “regina” d’un moto d’animo, d’una bellezza interiore progressiva e quanto mai onesta, diventi Arte, volendo dare a tale parola il giusto e profondo significato ed è per questo che tutti si credono poeti, ma pochi – in verità – possono fregiarsi, a giusto titolo, di questo appellativo.
Un nostro grande conterraneo, Luigi Pirandello, così scriveva a proposito di “rappresentazione”, volendo considerare la composizio-ne poetica una particolare rappresentazione, quella della vita interiore e sensoriale:
“Ogni singola rappresentazione dev’essere caratteristica, perché caratteristica è l’essenza della bellezza. L’opera di scienza non è opera d’arte per difetto, di caratteristica. Caratteristica è l’espres-sione ricca, individuale, appropriata di ciascuna rappresentazione: appunto per questo essa accende d’un lampo impreveduto la nostra immaginazione”.

Considerata la peculiarità del testo in esame non è difficile affermare che tutte queste poesie rappresentano una tappa importante dello Autore ora gravato da un impegno letterario al quale saprà fare onore potendosi affiancare ad altri nostri poeti dei quali è rimasta orma indelebile. Ancora una volta questa Isola, pur tra tante controversie, grazie ai suoi Cantori trova forza e linfa capaci di rigenerare gli uomini che sanno ancora sognare e ammirare estasiati la natura che li circonda.
Li Calzi oggi deve essere considerato strumento perché la musica dell’Isola, come sirena, venga ad addolcire gli animi e ad illuminare le pietre millenarie di epoche culturali stigmatizzate nel tempo.
Per non ripetere quanto già scritto dai due autorevoli critici che con acume hanno evidenziato molti passaggi riportando brani delle poesie scritte dall’Autore, voglio soffermarmi su un aspetto che mi sembra importante e che ho evidenziato percorrendo questa strada indicata dove è possibile scorgere la solitudine (una delle chiavi di lettura) che porta ad una introspezione, per niente superficiale.
Fin dal primo verso si intuisce come ci si viene a trovare quando il pensiero si riporta ad una Lei “pernio” del momento che si stigmatizza e che costituisce il campanello d’allarme. Si fa allora cocente questa solitudine che per il suo non egoistico riferimento viene a coinvolgere ciascuno di noi pronti a recepire quelle sensazioni e a rivivere magari medesime emozioni vissute o che si stanno vivendo.
La dimensione umana e poetica si staglia imponente così il processo di inglobare il lettore, nella sua purezza stilistica, diviene il motivo centrale del “suggerimento” (non “messaggio”) che ciascun lettore avverte per quell’osmosi che un vero e penetrante verso poetico riesce ad attivare.
La consapevolezza d’una capacità espositiva diventa la zattera pronta ad accogliere ogni naufrago perché le tensioni emotive di Li Calzi alla fine sono uguali, simili e rispecchiano l’interiorità (dove albergano delusioni, amori, utopie e quant’altro) di ciascuno di noi. E di fronte a questa realtà è giusto affermare che una tale poesia non può non trovare consenso e gradimento.
Mi sovviene un pensiero di Ezra Pound che scrisse:
”Non è necessario che una poesia si fondi sulla propria musica, ma se è veramente fondata sulla musica, questa dev’essere tale da riscuotere la piena approvazione dell’utente”.
Nel nostro caso, con umiltà ed onestà intellettuale, si può affermare che come utenti siamo in grado di approvare la forma poetica (quanto musicale) dell’Autore che ha saputo registrare i tanti toni perché ogni verso sia intonato con l’altro e con l’altro ancora per completare alla fine la sua composizione intrisa di ritmo avvolgente.
Non pecco di “adulazione” se penso che la rappresentazione poetica di Federico Li Calzi, riesce ad “accendere d’un lampo impreveduto la nostra immaginazione” e questo accade perché il verso poetico penetra nel nostro animo creando un sussulto che simile a lampo accende i neri meandri dell’inconscio per metterlo di fronte a quella stessa realtà che egoisticamente o per paura si era voluti relegare nel profondo dell’oblio.
Voglio concludere queste mie considerazioni evitando di sconfinare in dotte e complesse annotazioni poco adatte allo spirito dell’Autore, mentre mi preme mettere in evidenza (ancora) la validità di questo testo che al di là di tutto quello che è stato scritto e che altri scrive- ranno, rappresenta l’opportunità, unica e coerente, perché ciascun lettore possa prendere il testo, aprirlo e non sfogliarlo o leggerlo distrattamente, ma soppesare ogni verso, ogni periodo, ogni composizione e attardarsi un momento nella meditazione per entrare in questo mondo fantastico certo che avvertirà delle dolci noti di sinfonia che sapranno creare nell’animo di ciascuno quel momento magico che solo la “poesia” – quella vera – riesce a creare e riferendomi a questo testo, posso assicurare che tale momento si crea e in noi tutti è facile avvertire il nostro arricchimento interiore e culturale.

Poetica Coazione

La connotazione poetica si avvale di una caratura umana ed intellettuale con aggrovigliati sentimenti di passione, di vita, di morte, espressioni di un mondo interiore che l’autore utilizza e canalizza in forme espressive liriche di notevole pregio. Il mondo altalenante che lo circonda viene a presentarsi come “oggetto” di riflessione e nell’analisi conseguente egli è capace di immergere le sue mani per toccare e conoscere la materia, quella stessa che sotto certi aspetti sembra informe e fissata nel tempo. Ma la sensibilità di Federico Li Calzi, riesce a smuovere questo “oggetto incriminato” per renderlo vivo e palpitante infondendo la sua anima e la sua così spiccata sensibilità che alla fine sono a valorizzare il suo essere “poeta”.

Non uno d’occasione, sprovveduto, pronto per l’uso, ma profondo in quanto quella materia si affastella, nel prosieguo delle composizioni, anche di colori, di vita, di sensibilità; di tutti i sentimenti che sono dotazione imprescindibile di ogni essere umano. E’ del tutto scontato che le poesie sono formate di parole e proprio queste assumono un significato del tutto particolare perché vengono inserite nel contesto della composizione poetica come tante tessere in un mosaico. Si potrebbero citare una infinità di esempi, ma si consiglia una attenta lettura così come consiglia la Prefazione profonda e determinata del prof. Nuccio mula che dà una connotazione letteraria di assoluto spessore facendo sì che l’opera del Nostro acquisisca più determinata identificazione pregiandosi di un così conosciuto prefatore. Molto giustamente, coerente con la sua formazione artistica, in “quarta di copertina” fa riferimento al concetto di Poesia (quella vera) che deve ritrovare (stante la continua inflazione per la nascita indiscriminata di “poeti” da non leggere) la forza di tornare ad essere l’epicentro della vita culturale della società che non può fare a meno di questa meravigliosa forma d’espressione che da sempre accompagna il cammino dell’uomo. Nella sintesi che vuole evidenziare il nucleo della completezza lirica e della conseguente capacità di tradurre la Parola in Poesia si può affermare che il libro di Li Calzi “poetica coazione” può essere annoverato a ragione ben veduta come una esperienza 8la sua prima dal punto di vista editoriale) assai positiva e come ha sollecitato il prof. Mula, si consiglia una approfondita lettura per il piacere di immergersi in questo ricco mondo sensitivo e palpitante per poterne avvertire i profumi, sentire la melodie, respirare quell’aria salubre che aiuta a guardare con fiducia all’avvenire in un momento di caos dove i valori si sono persi e dove le coscienze si sono ottenebrate. Un momento di vera letteratura, di espressione lirica che merita i complimento e la sollecitazione a continuare per avere l’opportunità di leggere altri pregevoli testi che saranno ad arricchire il nostro patrimonio culturale.