Nove Periodico

Introduzione
Nove periodico, meta-romanzo costruito su diversi livelli che interessano sia la forma sia il contenuto. Per quanto riguarda la forma, l’autore ha costruito diversi piani di lettura tali da non essere contrapposti ma sovrapposti: livelli, caratterizzati da un linguaggio che non è romanzato ma lirico. Lo sguardo dell’autore è lirico su una base, ovvero un contenuto, che è il romanzo. Tale considerazione non è da individuare come ossimoro, ma al contrario, il linguaggio lirico è da supporto (instrumentum) ad un contenitore che è appunto il racconto romanzato. Le sfumature, generate dalla forma, appunto lirica, in armonia con gli eventi narrati, trasmettono forza ai personaggi, tali da essere loro stessi non protagonisti dell’intero romanzo, ma tasselli essenziali che hanno senso nel momento in cui sono in accordo con il contesto, con i particolari, con tutte le azioni vissute. È essenziale quindi il rapporto cornice-contenuto: laddove per cornice intendiamo il linguaggio lirico (sfumature chiare e distinte) al cui interno ritroviamo il contenuto che non è solo la somma delle diverse azioni avvenute nel romanzo, ma è qualcosa che va oltre, superamento (Aufhebung), tale da rendere tangibile non l’intervento esterno dell’autore all’interno del romanzo, ma l’autocomprensione (autocoscienza) in uno schema cornice-contenuto che non appartiene all’autore ma di cui si nutre costantemente. Lo schema cornice-contenuto non appartiene all’autore: a lui non appartengono le distanze temporali. L’attimo è ciò che caratterizza l’autore. La sua dimensione è atemporale: l’eterno presente dà la possibilità all’autore di vivere presente, passato e futuro in un eterno presente, così da vivere un presente del presente, presente del passato e presente del futuro. ‹‹Viveva solo un sentimento   antichissimo. Non c’erano nomi da combattere, facce da dimenticare, episodi da cui fuggire, ma un unico, grande nemico che si stagliava dal fondo atemporale ed aveva il mio viso››.

L’autocomprensione dell’autore è autodeterminata non da una conoscenza chiara e distinta di tutte le esperienze che ha vissuto nel corso della sua vita: non sono le categorie mentali a generare la storia dell’autore tradotta in pensieri, ma è frutto della propria volontà. ‹‹La volontà contiene α) l’elemento della pura indeterminatezza o della pura riflessione dell’io entro di sé, nella quale è dissolta ogni limitazione, ogni contenuto immediatamente sussistente ad opera della natura, dei bisogni, desideri e impulsi, o dato e determinato ad opera di checchessia; l’infinità, priva di termini, dell’assoluta astrazione o universalità, il puro pensare se stesso››. Tale volontà, assume consistenza nel momento in cui il momento della pura riflessione dell’io entro di sé diviene particolare, ovvero diviene reale (Wirklich, Wirklichkeit). ‹‹L’Io è parimenti il trapassare dalla indeterminatezza indifferenziata alla differenziazione, determinare e porre una determinatezza intesa come un contenuto e oggetto; – sia poi questo contenuto come dato dalla natura o generato movendo dal concetto di spirito. Grazie a questo porre se stesso come un determinato l’Io entra nell’esserci in genere; – il momento assoluto della finità o particolarizzazione dell’Io ››.
Ciò che genera il ricordo è il riconoscimento: l’autore non conosce, bensì riconosce l’esperienza vissuta proprio perché inserita nell’attimo/istante eterno, il quale gli consente di adoperare un approccio ermeneutico della natura, per approfondire epistemologicamente l’esistenza. Esistenza dell’autore mai conclusa, proprio per questo riconosciuta attraverso molteplici segni e simboli di cui l’autore stesso si è servito per raccontarsi, carico quindi di significati. Tali significati, all’interno del romanzo riescono a dare un senso al romanzo? Credo che all’autore non sia stato essenziale attribuire un senso a tutto il romanzo, nella misura in cui senso e non senso appartengono alla libera espressione del lettore: i significati che l’autore ha voluto trasmettere sono privi di qualsiasi contaminazione (senso/non senso) in quanto ciò che predilige è l’istante. Per questo motivo, l’autore non è ingabbiato all’interno di un ventaglio di scelte già pre-stabilite, entro cui deve essere stabilito il fine del romanzo: la libertà della volontà dell’autore costituisce la sostanzialità dell’opera.

Filosofia dei personaggi

Ntonio assume delle scelte di vita legate a ciò che per lui è sicuro: ciò che ha vissuto, è ciò che vuole continuare a vivere. Ntonio sceglie di non andare, ma restare, il certo per l’incerto, il sicuro per l’insicuro, ed alla fine, dentro di sé, è pur sempre presente un forte senso di nostalgia, tale da chiedersi-ci: ma è veramente giusto nel corso della nostra vita, non rischiare, non tentare di scoprire l’incerto, mettendo in discussione le nostre certezze? Di quali certezze parliamo? Sicuramente certezze già imposte, pre-stabilite da qualcuno per qualcuno, attraverso cui noi dobbiamo necessariamente adattarci, ma non è detto che possiamo adeguarci. Contrariamente a Ntonio, Mauro, protagonista del romanzo, tra tutti i personaggi riesce ad esprimere meglio il senso di in-sicurezza in una vita che non è mai sicura, certa. Mauro si rende conto, che le certezze esistono nel momento in cui servono da trampolino di lancio per vivere nuove esperienze, che a sua volta daranno altre certezze, ma pur sempre circoscritte per quelle scelte, per quelle esperienze. Ma ben comprende, come le nostre scelte non possono legarsi ad un ventaglio numerato e definito: mettere in discussione le nostre scelte significa mettere in discussione la nostra stessa vita, una vita che va discussa, tale da divenire una vita veramente vissuta e non mera vita biologica. Oggi Mauro è sicuro delle sue insicurezze; le sue scelte hanno segnato la sua vita tali da essere in grado di iniziare un bilancio della sua vita (mettendo insieme le sue diverse scelte) ancora non concluso. Viene da chiedersi, ma è giusto che ognuno di noi, con un bagaglio di esperienze già conosciute, debba intraprendere un mare mai conosciuto? Vale la pena mettere in continua discussione le nostre certezze? Fino a che punto è giusto rischiare? Interrogativi a cui Mauro è riuscito a dare delle risposte, ma non è detto che siano le scelte della nostra vita. In ultima analisi, Aramis risulta anch’esso personaggio interessante: è l’inconscio. Sentimenti, affezioni, emozioni mai raccontati ma al tempo stesso vissuti dall’autore sono presenti all’interno di un personaggio mai banale ma essenziale. Tra tutti i personaggi è l’unico ad essere da anello di congiunzione nel rapporto cornice/contenuto: da un lato perché i suoi gesti, il suo linguaggio è prettamente quello dell’autore che ha già vissuto determinate esperienze nella sua vita; dall’altro lato perché tali esperienze non sono complete, ma necessitano di una continua nostalgia per permettere all’autore (attraverso Aramis) di mantenere vivo determinati ricordi ma allo stesso tempo riuscire a ricordare esperienze volute ma mai vissute.